Baco Arte Contemporanea

Portfolio

Gianluca Balocco
The Chinese Doll

A cura di Elio Grazioli, Mauro Zanchi e Sara Benaglia

Sede
BACO – Base Arte Contemporanea Odierna
Via Arena 9, Palazzo della Misericordia, Città Alta, Bergamo

Dal 20.10.2018 al 04.11.2018

Inaugurazione sabato 20 ottobre ore 11.00
Orari di apertura Sabato 11.00-13.00 e su appuntamento

Gianluca Balocco ha un particolare coraggio che lo caratterizza, quello di lavorare su temi tanto inconsueti in ambito artistico da risultare a tratti sorprendenti e ammantati di esoterismo, ma in realtà vissuti da lui con tale partecipazione personale da presentarsi fin dal primo sguardo molto più che come puri temi. Questa impostazione finisce infatti con il dargli una grande libertà di azione che non risponde alle categorie delle estetiche diffuse e riesce a trasfigurare al tempo stesso in maniera singolare i rimandi più storici e condivisi. Che abbia scelto di farlo attraverso il medium fotografico è poi il segno di un’ulteriore riflessione non del tutto scontata.
Così negli ultimi anni ha fotografato piante “nude”, cioè con le radici estratte dalla terra, sospese in aria in situazioni diverse, stanze vuote o abitate, luoghi simbolici, come presenze inconsuete ma reali; poi ha introdotto il tema del femminile, valorizzato come particolare sensibilità e dedizione alla parte naturale del reale; con il femminile ha chiamato in seguito in causa l’autismo e la diversa abilità; intanto si occupava di popolazioni tribali, del loro rapporto con la natura, e di sciamanesimo, di magia, di vita e di potere diversi da quelli impugnati dalle società dominanti. L’interesse per la bambola, al centro della presente serie, va inserito in questo contesto di ricerca.
In particolare, il progetto che l’ha preceduto, intitolato Immaginando, e che ha coinvolto delle donne non vedenti invitate a toccare liberamente delle statue greco-romane di nudi maschili, ha un doppio legame con il presente che ne illumina alcuni aspetti forse meno evidenti. Da un lato la bambola ha un rapporto diretto con la scultura, ma con l’accostamento Balocco mette in evidenza il suo lato di corpo-oggetto con cui si mette in gioco tutta l’intimità di cui si è capaci. Dall’altro l’accostamento sottolinea il lato tattile dell’esperienza a cui assistiamo e siamo a nostra volta sinestesicamente chiamati. Inoltre la fissità della statua e della bambola rimandano alla posa fotografica, valorizzata qui in tutto il suo straniante contrasto di intimità e retorica, di spontaneità e di ritualità.
Il legame della bambola con la pianta è meno evidente, ma se si guardano le messe in scena si nota che a volte hanno una stessa posizione o ruolo: sono presenze enigmatiche, sospese, dotate di una vita misteriosa che le rende al tempo stesso perturbanti – un termine che non si può evitare parlando di bambole – ma anche pacificanti: sono infatti intese entrambe come centri energia; sono sciamani non umani, per ricollegarci all’altro tema. E non si dica che con le bambole, così come con le statue, siamo passati dal naturale all’artificiale, dal vivente al non, perché in realtà siamo anche qui in un mondo a sua volta sospeso tra tali categorie. Al di là di ogni esoterismo e convinzione o interesse personale, questo spostamento è determinante, soprattutto per noi che ci occupiamo d’arte, perché indica l’arte stessa.