Baco Arte Contemporanea

Portfolio

Simone Schiesari
Prototipi

A cura di Elio Grazioli, Mauro Zanchi e Sara Benaglia

Sede
BACO – Base Arte Contemporanea Odierna
Via Arena 9, Palazzo della Misericordia, Città Alta, Bergamo

Dal 20.10.2018 al 04.11.2018

Inaugurazione sabato 20 ottobre ore 11.00
Orari di apertura Sabato 11.00-13.00 e su appuntamento

Con Prototipi Simone Schiesari presenta una selezione di opere da diverse serie fotografiche, permeate da quello che è il tema cardine del postmoderno: realtà o finzione? Risposta: “perturbante”, vero ed evidentemente finto insieme.
Inquietante doppio di un’umanità possibile sono dei soldatini di plastica, ma come suggerisce il titolo, Plumbei, sono anche un’umanità plumbea, severa, scura, tetra. La varietà delle espressioni, all’interno di questa gamma, è il centro allarmante stesso dell’effetto conturbante della verosimiglianza. Sono poi, evidentemente, la metafora di un’umanità in guerra, in perenne conflitto, in oscura ostilità.
Il tema si arricchisce di un ulteriore aspetto quando, avvicinato ulteriormente il primo piano, i personaggi diventano dei Post Mortem Human Surrogate, dei cloni, dei surrogati, dei sostituti. La dizione “post mortem” è centrale: siamo dopo la morte, nei vari sensi dell’espressione, di esseri che ci sostituiranno dopo la nostra morte, ma anche di esseri al di là dell’idea stessa di morte. Sono esseri “altri”, siamo noi stessi “altri”, noi già sostituti, già surrogati.
Gelatinosi esseri conservati in formalina, feti invecchiati, debolmente sorridenti, pronti a piangere, interrogative apparizioni, sembianze malinconiche, forse replicanti, composti di una inedita tenera e umida materia; quello di Schiesari è uno studio di impronta quasi antropologica, una dolente e stupita indagine fisionomica condotta sul volto dellʼessere umano nella sua disorientata identità contemporanea, fatta di costrizione e conformismo.
Eʼ dunque, questo, un tipo di fotografia che accede alla finzione partendo da una rigorosa fedeltà allʼoggetto fotografato e si interroga sull’apparenza, sulla relatività dell’idea di rappresentazione, sulla difficoltà di risalire all’origine delle immagini che ci circondano in quantità smisurata nel mondo contemporaneo e di riuscire a leggere la moltitudine di volti sorti dalla storia e dalla società di massa, sempre sottoposti a un interminabile processo di riproduzione e moltiplicazione.
Diventa difficile dare un’identità precisa a questi volti o sapere quando sono vissuti, potrebbero, al limite, anche non essere mai esistiti, se non in una realtà parallela, o provenire da un lontano passato come da un remoto futuro, come nei lavori più recenti. In Crani i reperti di una storia naturale alternativa sono celati in attesa di una classificazione, forse sono specie estinte che non erano ancora state scoperte o che esisteranno come risultato di manipolazioni genetiche o derive evolutive, non necessariamente umane, ma che lasciano trasparire connotati zoomorfi, un’alterità animale della quale siamo parte.
Infine Ritratti di giovani uomini e giovani donne, dove l’esattezza delle superfici si mescola a una reminiscenza delle origini pittoriche dei ritratti, dipinti databili dal Rinascimento all’Ottocento, ai quali sono state digitalmente tolte le tracce delle pennellate o le imperfezioni dovute al tempo, così da creare l’impressione di trovarsi di fronte a una fotografia, o meglio a un’immagine di tipo tecnologico, dando origine a visi che sembrano fatti della stessa sostanza dell’immagine: potrebbero quasi essere persone appartenenti a una civiltà a venire, in cui la materialità dei corpi è solo un lontano ricordo abbandonato da tempo a favore di una realtà fatta solo di icone digitali.